Chi siamo

  1. La Pro Loco di Intermesoli ha per scopo il soddisfacimento prevalente degli interessi turistici e sociali della collettività  locale da realizzare in armonia con quella svolta dagli organi turistici a livello comunale, intercomunale, provinciale e regionale d'Abruzzo.
  2. In particolare la Pro Loco, autonomamente e/o in collaborazione con il comune di Pietracamela e altre Associazioni ed Enti pubblici e privati, si propone di:
  • riunire attorno a sé tutti coloro che hanno interesse allo sviluppo turistico-culturale della località , senza limiti di partecipazione per i cittadini residenti e non nella località  medesima;
  • promuovere relazioni intergenerazionali tra anziani e tra questi e i cittadini delle altre fasce di età  del territorio, per custodirne i valori e valorizzarne le tradizioni ed i mestieri, con finalità  di aggregazione sociale, culturale e ricreativa, che concorrono, unitamente ai Servizi Sociali del Comune, alla attuazione degli interventi a favore delle persone anziane (oltre anni 55); Tale promozione ha carattere di assoluta prevalenza su tutte le altre attività  messe in campo dall'Associazione, poiché il tessuto sociale della comunità , prevalentemente composta da persone anziane, necessita di un impegno e di una attenzione maggiori;
  • tutelare, con opportune iniziative che ne permettano la fruizione all'’intera collettività, le bellezze naturali, panoramiche, artistiche e monumentali della località ;


LA STORIA

Vicende, avvenimenti ed evoluzione di Intermesoli, attraverso il riferimento, seppure a spanne molto larghe, con gli accadimenti storici. (Vincenzo Di Michele) (scarica in PDF)

Alla caduta dell’Impero Romano eserciti numerosi corsero l’Italia, deturpandola, devastando le campagne, incendiando le città. Furono anni oscuri per la nostra terra.
I Longobardi con le armi, le famiglie, il bestiame, gli arredi accresciuti dalle predi venivano per i monti a stanziarvisi.
Stabilirono nelle valli del Gran Sasso e della Maiella un gran numero di “Fare”. Queste consistevano in un insieme di parenti discendenti da uno stesso ceppo, una forma sociale che aveva grande importanza nella primitiva costituzione del popolo longobardo, perché costituiva la prima cellula dell’esercito.
Dell’isolamento di queste nostre terre ne fanno testo passaggi di vari autori come il Boccaccio in una delle sue novelle per indicare la lontananza di un fantastico paese Berlinzone scrive “deve essere più in là che gli Abruzzi”. Faroaldo nel 568, conquistati questi territori abruzzesi, costituisce il Ducato di Spoleto. In questo periodo viene infranta ogni unità politica, ogni feudo aveva vita propria. La legge romana venne sostituita, il diritto pubblico si confuse col privato. Il Ducato di Spoleto viene diviso in Gastaldati con i nomi di Marsi, Valva, Amiterno, Forcone, Aprutini, Pinne e Teate. I gastaldi sono dei ministri del Duca Spoletano, vicari dei conti specialmente deputati all’esazione delle rendite, gabelle, imposte di ogni genere.
Anche la chiesa ha diviso il territorio in sette diocesi tante quante sono i gastaldati ed esercita sul territorio la sua funzione pastorale e di potere. La descrizione della diocesi di Penne è fatta da Innocenzo II (1140) e questa ci dimostra che essa si espandeva “... dal Vomano alla Pescara ... ”. Nelle addizioni all’Ugelli poi è riferita parte di un precetto di Carlo Magno, il cui originale, come si afferma, si conserva nell’archivio della cattedrale di Penne. Leggesi in esso, che volendo Carlo sublimare con gli onori la città di Penne, la donò alla chiesa pennese e la dichiarò “capo e signora totius provinciae Pinnarum, la qual provincia è terminta dal vertice dei monti Pennini e dal mare a sinistra fino al fiume Pescara e a settentrione fino al fiume Vomano”.
L’amministrazione del territorio viene ad essere oggetto di scambio tra i potenti che nel tempo prendono il sopravvento l’uno sull’altro. E’ il tempo delle coalizioni e delle spartizioni, dove anche la chiesa svolge un ruolo fondamentale attraverso ingerenze e alleanze col potere temporale. Intermesoli, come nucleo abitato organizzato, probabilmente scompare alla caduta dell’Impero Romano, come tanti altri villaggi e tante altre città che vedono ridotta enormemente la loro importanza. Subisce queste vicende di guerre, le poche genti che riescono a sopravvivere si disperdono disordinatamente lungo le falde dell’alta montagna e questo può giustificare i ruderi posti in zona S. Onofrio o in zona Casarini che stanno a testimoniare una sicura presenza antica. Il territorio di Intermesoli viene ricompreso nel gastaldato pennese e le sue chiese apparterranno a questa diocesi fino agli anni 1950 quando passeranno sotto la giurisdizione di quella teramana. Intermesoli verrà a ripopolarsi quando le scorrerie saracene spingeranno gli abitanti della pianura a cercare riparo nelle aspre e difficili montagne. Attorno al IX-X secolo Intermesoli rifonda il suo nucleo nell’attuale via Mezzaterra (detta il piano).
E’ qui che verosimilmente si può collocare sia topograficamente rispetto alla dislocazione delle chiese (S. Lorenzo e S. Maria sec. XII), sia come concepimento del nucleo abitativo di tipo chiuso e arroccato predisposto per una migliore difesa. Storicamente siamo al 1273, quando troviamo un giustizierato d’Abruzzo che comprendeva i sette antichi gastaldati. Carlo I d’Angiò divide il giustizierato d’Abruzzo in due “Ultra e Citra flumen Piscariae”. Intermesoli viene compreso nell’Abruzzo Ultra e sotto questa dominazione l’Abruzzo fu unito al regno di Napoli.
Come i precedenti dominatori (Franchi, Normanni, Svevi) la feudalità degli Aragonesi fu ancora più presente in modo che non vi fosse un paese o borgata senza il suo barone, conte o duca. Intermesoli nel 1284 ha due chiese ed è un paese popolato e in espansione.
E’ ragionevole ritenere che queste preesistessero a questa data e verosimilmente si possono collocare attorno all’anno 1140. Si coltiva anche in alto e iniziano i primi contenziosi con gli abitanti di Pietracamela (popolo che nel frattempo si era stanziato in questa zona alta di montagna) per questioni di pascolo e per il taglio dell’erba. Contenzioso che tra un “Laudo” e l’altro si trascinerà per molti secoli trovando (definitiva) soluzione nel 1730.
 In questi secoli (XIII-XVI) è il centro più popolato di questo bacino di montagna. Dalle decime che le chiese versano, si può ragionevolmente ritenere che il terreno e l’agricoltura offrivano buoni frutti. D’altro canto Intermesoli aveva ed ha un escursus altimetrico che va dai 400 ai 1000 metri circa, dove trova coltivazione una varietà notevole di prodotti. Di queste coltivabilità abbiamo anche noi ricordi più diretti, se pensiamo solo a circa quaranta anni fa o rammentiamo i racconti di anziani. Come in precedenza accennato la chiesa rappresenta un potere non indifferente, ma esercita anche un’attività e una pratica liturgica, disciplina e controlla le forze della società, ne organizza il consenso, tiene stretti legami con le forze che detengono l’autorità politica.
E’ sentita la necessità di luoghi di culto; il loro dislocarsi, fuori da ogni piano e struttura, a ridosso dei campi, serviva con i riti, le processioni, le benedizioni agli uomini e alle terre, ai bisogni religiosi delle comunità rurali, alle saldature del vincolo di solidarietà contadina e per invocare protezione celeste.
Ecco le costruzioni di chiese, di cappelle (Madonna del Freddo), dove da ragazzo, ricordo, si andava in processione lungo la mulattiera congiungente Fano Adriano, la nicchia di S. Antonio, sotto le Rose, e altre sparse qua e la sui pendii delle nostre montagne, alcune sorte anche per libera iniziativa ed esigenza di singoli.
Politicamente la collettività sollecita e sostiene l’intervento degli ufficiali regi ai quali è demandata la salvaguardia della pubblica quiete; altre volte, tuttavia, è la stessa comunità di cittadini a farsi carico di adire direttamente il potere sovrano per ottenere provvedimenti a favore dei suoi cittadini o di provvedere essa stessa, in altri casi, ad adempimenti di più ordinaria quotidianità. Si vengono affermando quelle autonomie cittadine (Universitas) nel quadro delle monarchie, a compendio delle attività statali (sec. XIII-XIV).
Prende sempre più consistenza questa partecipazione gestionale da parte dei cittadini alle cose comuni; l’assunzione da parte di tutti i cittadini non solo di oneri e responsabilità, ma anche della cura delle esigenze e degli interessi collettivi. Riprendiamo questo concetto di Università da una lettera che il marchese di Cermignano (Don Romualdo Sterlich) invia a Giovanni Bianchi di Rimini (1/11/1770). “I feudi abitati sono quelli che fanno università e son governati da un magistrato, che si elegge dagli stessi cittadini per voti segreti, nelle cose dell’Annona e de pubblici affari, e da un governatore che si elige dal Re, nei luoghi del demanio, o dal Barone nei baronali. Li disabitati dipendono da quelle Università o sia feudo abbitato vicino, ma tutti sono della stessa natura e costituiscono baronaggio”. Intermesoli, come abbiamo visto, è un centro abitato, ha due chiese, è popolato e si espande sempre più, tanto che nel 1525 conta 122 fuochi (nuclei soggetti a tassazione), è sicuramente il centro di questo bacino di montagna ed è composto principalmente da due nuclei centrali di abitazioni, una detta il “Piano” e l’altra “Piediterra”, suddivisione e menzione che giunge e vive ancora oggi. Nel contempo i conflitti “... del jus di legnare ed erbare nelle selve ...” con Pietracamela sulle nostre montagne sono ricorrenti e vengono da lontano. Infatti, un primo “Laudo” col quale si viene a sanzionare precedenti “accomodi” con ratifica ed inserzione del precedente Albarano, lo riscontriamo già nel 1388 attraverso la sentenza emessa dal Vicario di Stato, in nome del Conte di Manoppello (S. Orsini), presso il palazzo della curia in Tossicia.
Questi comunque continueranno, tanto che nel 1636 e poi ancora nel 1730 richiederanno l’intervento di autorità e atti notarili per riaffermare o modificare quanto in precedenza convenuto. In questo inizio secolo (XVI) Intermesoli conosce il massimo dell’espansione, sono cresciute le attività artigianali e commerciali, si costruiscono case anche con particolari decorativi, c’è un desiderio di migliorarsi e di piacersi, troviamo costruzioni di cui possiamo apprezzare cura e gusto.
Conce ben squadrate e ben scalpellate, incise con decorazioni (vedi teste di elefantino sui portali o stemmi a raggera riprodotti su conce etc.). Si coltivano i terreni anche più in alto e si sviluppano sempre più le attività di allevamento del bestiame e conseguentemente di pascolo. Intermesoli è un paese agricolo-pastorale, con una popolazione attiva pur nelle difficoltà oggettive dei luoghi e quelle derivanti da soprusi e da atti di brigantaggio. In via Mezzaterra nell’attuale “piazzetta degli emigranti” sorge la nuova sede dell’Università. Costruzione di quattro vani dove “Sindici e Procuratori” eletti dai cittadini vengono ad amministrare la cosa pubblica. E’ anche di questa epoca la costruzione della chiesa di San Rocco. Il corso storico (sec. XV) intanto, vede un avvicendarsi di continue guerre fra i vari pretendenti al Regno di Napoli e nelle intromissioni della Santa Sede, che pretendeva di disporre essa a suo modo di quel regno. Continue furono le battaglie; notevoli quelle di Braccio di Montone, di Alessandro Sforza che or per l’una or per l’altra terra assaltavano per toglierla all’avversario, apportando dovunque guasti, rovine, incendi, saccheggi.
Dal 1492 al 1559 non vi furono sommovimenti politici; successivamente specialmente per la lotta tra Francesi e Spagnoli le cose peggiorarono. I feudatari e il governo torturavano i popoli, i comuni avevano l’obbligo di alloggiare e mantenere a proprie spese le milizie straniere, che per di più si comportavano con i cittadini come bande di veri ladroni; fame e peste regnano sovrane. Contro la fame sorsero banditi organizzati in comitive. Nel frattempo il marchese Del Carpio, viceré di Carlo V, riparte l’Abruzzo nelle tre provincie Chieti, Teramo e Aquila, ed anche per questi motivi di controllo e di ordine sociale assegna a ciascuna un’udienza provinciale composta di un preside, di un procuratore fiscale e di due uditori, sistema che sarà conservato sino all’inizio del XIX secolo. Intermesoli, intanto, o meglio le sue montagne, sono luoghi ideali di nascondiglio per quelle bande, siano esse governative o di banditi organizzati in comitive; tanto da trovare (in alta montagna) ancora oggi segni e simboli, scolpiti su pietre, di questo passaggio e dove trovano risonanza, ancora, i racconti dei nostri antenati su vicende più o meno rocambolesche e fantasiose da loro vissute. Questa serie di concomitanze porta miseria, disagi, spopolamento, malattie (peste) e nel 1625 Intermesoli conta 65 fuochi (famiglie). Il paese ha quasi dimezzato la sua popolazione attiva, per giungere ancora ad un numero di 28 fuochi nel 1669. Intermesoli, intanto, è passato dalla baronia degli Orsini (1340-1526) al marchesato degli Alarcon y Mendoza (1526-1806).
Tralasciando, ora, le vicende storiche del Regno di Napoli, ci interessa, per quanto si dirà più avanti, del sentimento che portò la rivoluzione francese (1798). Anche in Abruzzo i principi di questa trovano molti aderenti che si diedero a promuovere in ogni modo e luogo le opinioni anticlericali e antifeudali. Il popolo si mise presto in sollevazione contro il governo e massacri, incendi, devastazioni caratterizzano questo periodo. Si erano venute formando anche bande che in nome della fede e difesa della dinastia borbonica oltre a perseguire e professarsi antirivoluzionarie erano insieme bande ladronesche (Sciabolone).
Ma oramai lo spirito di libertà e di patria si andava destando ovunque e nonostante le pesanti repressioni borboniche, eccidi, arresti si giunge all’unità d’Italia (1860). Intermesoli nel XVIII sec. ha ripreso consistenza, così come le attività agricole-pastorali, commerciali e artigianali. Troviamo ancora aperta l’annosa questione con Pietracamela circa l’apposizione dei confini e i diritti di pascolo e di fare legna in alta montagna (1730). Si sviluppano le attività commerciali e artigianali, troviamo tra l’altro, e ci piace ricordare, il mulino sul fiume Rio Arno, l’altro sul “piano” attuale sede Arci, segno evidente di un’interessante vivacità economica. Un’abbondante documentazione di atti di compravendita, affitti etc. in possesso del Sig. Consalvi G. viene a confermare questa molteplicità di scambi e questa importante attività che oggi rimpiangiamo.
La montagna, come testimoniano la presenza di insediamenti (casupole, capanni, la chiesa di S. Onofrio) e dai racconti pervenutici, è coltivata molto in alto a testimonianza di un’intensa attività contadina. Alla fine del secolo XVIII, con l’avvento dei francesi, fu abolita la feudalità e Teramo, che comprendeva 49 governi baronali, fu divisa (legge 8/12/1806) in due distretti e 16 circondari, in seguito divenuti 17; Intermesoli fu ricompreso in quello di Tossicia. Le vecchie Università vennero sostituite con i Decurionati e la nostra venne annessa al comune di Pietracamela. Nel 1813 con le altre Università viciniore (Fano Adriano e Cerqueto) nella sala decurionale di detta Università si riunirono per eleggere i periti, valutare, formare il canone e ripartire i terreni da dividere nelle quattro Università. Intanto la chiesa di S. Lorenzo viene trasformata e adibita a cimitero e le chiese di Santa Maria, di San Lorenzo e la prepositura di Sant’Onofrio (1810) confluiscono in quella di S. Rocco, dove vanno a concentrarsi tutti gli arredi, i valori, le sacralità di queste.
Nel 1860 viene costruita la fontana pubblica a Intermesoli; nel 1881 vengono istituite e dato nome a tre vie che costituiscono l’ossatura della viabilità del paese: via Piediterra, che inizia da piazza S. Rocco e termina a fonte Mariotti; via di Mezzo, che inizia ai Verlengo e finisce a via del Mulino; via Peschio D’Ozzo, che ha inizio da via di Mezzo e termina a fonte San Lorenzo.
Nel 1896 la popolazione di Intermesoli presenta istanza per essere aggregata a Fano Adriano. Nei primi anni del 1900 vengono dati in concessione i servizi postali e ne assume la gestione il Sig. Vincenzo Di Michele. In questo periodo, pur nelle traversie della prima guerra mondiale e delle prime emigrazioni verso le Americhe, Intermesoli è un paese ancora vivo e popoloso; si festeggiano le ricorrenze San Rocco, il patrono del paese il 16 Agosto, San Lorenzo il 10 Agosto e Santa Maria il 15 Agosto, accompagnandosi con la sua banda musicale, diretta dal maestro Francesco Iachetti. Nel 1930 viene edificata la torre della chiesa di San Rocco, racconta la cronaca, con tanto entusiasmo e partecipazione di tutti i cittadini. Dopo la seconda guerra mondiale il fenomeno dell’emigrazione si accentua, terminati i lavori della ex Terni (Enel); la disoccupazione attanaglia queste zone di montagna, l’agricoltura e il bestiame non assicurano più soddisfacenti condizioni di vita, inizia così uno spopolamento che riduce Intermesoli a un piccolo borgo di montagna. Negli anni 1951-52 Intermesoli viene raggiunto dalla strada rotabile; successivamente viene dotato di fognature, posto il porfido lungo le strade del paese e costruito il nuovo edificio scolastico (1960).
Attualmente, come tutti i paesi di montagna della zona, vive una condizione di isolamento, soffre della mancanza di lavoro. L’iniziativa, in particolare delle autorità preposte al governo di queste comunità, nel ricercare e creare infrastrutture per favorire lo stazionamento delle genti, non riesce a dare impulso e a generare vitalità economica. Una cosa comunque è certa: Intermesoli per gli estimatori o solo per il fatto di potervi vantare le origini è sempre un paese da portare nel cuore. Due costruzioni edificate nel XVI secolo sono accomunate, pur nella loro diversità di destinazione, da vicende similari; stiamo parlando di due istituzioni che il paese poteva vantare e che rappresentavano la memoria storica del nostro piccolo centro. Ebbene, la prima non c’è più, è stata abbattuta dal governo comunale negli anni 1980 per far largo all’attuale “piazzetta degli emigranti”. L’altra (chiesa di San Rocco) è stata depredata e depauperata dei suoi beni e valori religiosi in occasione di un lavoro di ristrutturazione dello stabile (rifacimento del tetto anni 1960).
Due vicende che ci piace ricordare e che meritano un’attenzione e un approfondimento. Il primo edificio era la sede dell’Università di Intermesoli dove Sindaci, Procuratori, Massari per secoli avevano amministrato i beni e gestito la vita della collettività. Esso era composto di quattro vani e con le dismissioni di questa funzione i due locali sovrastanti furono adibiti a scuola elementare comunale, mentre gli altri due vani sottostanti furono adibiti ad attività artigianali, l’ultima della quale di fabbro fu esercitata da Sivitelli. Nei tempi subì diversi interventi di riaccomodamento l’ultima delle quali nel 1868 con delibera del sindaco Dott. Ciaranca, restauro realizzato dal capomastro Di Carlantonio Giuseppe, che comportò una spesa complessiva di L. 500. Verso la fine del XVIII secolo (1800) fu oggetto di un incendio e in quella circostanza andarono persi interessanti materiali d’archivio. Ciò che interessa per i nostri fini sono i racconti che ci pervengono dagli antichi sulle cause e i motivi di quell’incendio. Quella di Intermesoli è, come tutte le Università, un centro di esazione fiscale e come oggi il fisco non ha riscosso mai successo, ma forse a quel tempo era ancora più “odiato”.
E’ questo, anche, un periodo in cui gli spiriti di libertà e i sentimenti di ribellione contro la sudditanza e la sopraffazione si fanno ancor più sentire (rivoluzione francese). In questo contesto si inserisce la storia (racconto) di “Ammacchiufl” e “Marcanton” (due gabellieri o due rivoluzionari). Due soggetti così individuati perché l’uso dei soprannomi è stato molto diffuso fino a tempi molto recenti. Alcuni li individuano come gabellieri e che al rifiuto da parte dei cittadini (o parte di essi) al pagamento delle gabelle, questi si sarebbero rivolti alle milizie di Teramo, le quali prontamente intervenute avrebbero messo a “ferro e fuoco” il paese generando incendi e distruzioni che avrebbero prostrato la cittadinanza facendo precipitare il paese tutto in una depressione e disagio economico notevole.
Diversa parte degli abitanti fu costretta a cedere o ipotecare terreni e beni a favore dei cittadini dei paesi viciniori, tanto che ancora oggi troviamo terreni del nostro territorio (senza alcuna logica commerciale) in proprietà di abitanti di paesi confinanti. Altre fonti (racconti), invece, riportano che la ribellione fu causata da cittadini (fomentati dai precitati soggetti) che con il pretesto della voracità del fisco, aderisce e da sostegno a quei movimenti di ribellione che venivano affermandosi combattendo il sopruso e avversando il regime. In questo contesto, se così fosse, Intermesoli partecipa a pieno titolo seppure in modo minore, a quei movimenti di libertà che sfoceranno più tardi nei moti (1821-1848) che porteranno all’unità d’Italia. Episodio che nobiliterebbe questo piccolo centro di montagna che seppur lontano dalle mobilitazioni più organizzate respira con animo pieno il sentimento di libertà e sente forte il desiderio di svincolarsi dal potente oppressore.
La chiesa di San Rocco venne edificata nel XVI secolo e consacrata a San Rocco, religioso francese, pellegrino in Italia che si dedicò alla cura degli appestati, che si onora il 16 di Agosto come patrono del paese. Nei primi anni del 1800, man mano che si venivano dismettendo le attività religiose nelle altre chiese, si vennero qui a concentrare tutte le ricchezze e i valori sacrali di quelle.
La chiesa di S. Lorenzo, come prima detto, mutò destinazione, la chiesa di S. Maria e di S. Onofrio si spogliarono delle loro religiosità e confluendo in quella di S. Rocco ne fecero la memoria storica della sacralità e della religiosità del paese. Questa era ben strutturata, all’interno si trovavano due navate formate da due colonne barocche ben intarsiate e lavorate, affreschi, statue, crocefissi, arredi di pregio e valore. Ricordiamo “l’ultima cena” quadro di mt. 3x3, posto sulla parete sinistra rispetto all’ingresso. L’altare principale che dominava l’intera parete (quello attuale è un residuale dell’intero) imponente di ottima fattura e di pregio del 1700 realizzato da un apprezzato artista locale, Simeon Gasbarinos ab Intermesolus.
Nel 1930 fu arricchita dalla costruzione dell’attuale campanile, opera che si realizzò col sacrificio, l’aiuto ma soprattutto con l’entusiasmo di tutti i cittadini. Una cronaca puntuale e divertita del tempo colora e offre un interessante spaccato di vita e della quotidianità dell’epoca. Negli anni 1960 in occasione del rifacimento del tetto della chiesa e della restaurazione della casa parrocchiale ebbe a scomparire molta parte e in particolare i più antichi e preziosi oggetti sacri: quadri, statue, lampadari, registri, etc.
Così mortificata e depredata essa è rimasta sino a quando contributi pubblici da una parte, ma soprattutto la volontà e la dedizione di alcuni generosi hanno ridato al luogo i crismi della sacralità e della spiritualità. Attualmente i tre altari che compongono la chiesa di San Rocco nella parrocchia di Santa Maria Assunta sono contraddistinti dai fondi azzurri; più notevole appare quello dedicato alla ”Madonna delle anime purganti” sulla base del dipinto del XVIII secolo che ne occupa la parte centrale, sovrastato in una cornice dalla figura di un santo vescovo seduto in poltrona. Le colonne tortili presenti anche negli altri due altari, che assecondano il moto ascensionale della struttura sono accompagnate in questa visione con inserimenti floreali dorati nella parte più stretta delle anse. L’altare maggiore con la presenza del Cristo in croce, di probabile fattura cinquecentesca, prende spicco dall’uso di ben tre colonne tortili per lato realizzato nel XVIII secolo da Simeon Gasbarinos ab Intermesolus.
Nell’Altare del Crocefisso il tema della crocifissione è legato a due presenze francescane, San Francesco e Sant’Antonio da Padova, e restaurato negli anni 1970 dal citato Padre Cherubini Lattanzi; sono, inoltre, presenti alcune statue (tra cui San Lorenzo e San Rocco) del XVII-XVIII secolo.